p 163 .


INTRODUZIONE.
     

Il periodo compreso tra la conclusione della seconda guerra mondiale e
la fine degli anni Ottanta ha visto le due maggiori potenze uscite dal
conflitto, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, spartirsi, dominare e
contendersi il pianeta. La suddivisione del mondo in zone d'influenza,
avviata   poco   prima  che  la  guerra  terminasse   e   perfezionata
immediatamente   dopo,   ha  portato  alla   formazione   di   blocchi
politicamente,   economicamente   e   ideologicamente    contrapposti,
all'interno  dei quali ciascuna delle due superpotenze ha  cercato  di
consolidare   la  propria  egemonia  mediante  trattati,  occupazioni,
pressioni  e  finanziamenti. I contrastanti  disegni  egemonici  hanno
spinto  Stati  Uniti ed Unione Sovietica ad una continua competizione,
nel corso della quale esse non si sono mai affrontate direttamente, ma
hanno sostenuto, tramite invio di denaro, di consiglieri, di armi e di
militari,  le  parti in conflitto in varie zone del  mondo.  Dietro  e
all'interno  di queste guerre "calde" in aree limitate  si  combatteva
cos  la  guerra "fredda" planetaria tra le superpotenze, impegnate  a
mantenere  o  ad estendere le loro rispettive zone di  influenza  e  a
darsi  reciproca prova di forza politica e militare. Momenti di  acuta
tensione  si  sono  alternati a fasi di  dialogo,  ma  non  si    mai
interrotta  la corsa agli armamenti, che, con la proliferazione  degli
ordigni nucleari, hanno raggiunto una capacit distruttiva sufficiente
a  far scomparire pi volte ogni forma di vita sulla Terra. Nonostante
ci,  l'assurda convinzione che in caso di guerra nucleare ci  potesse
essere un vincitore ha indotto alla realizzazione di sistemi di offesa
e  di  difesa  sempre pi sofisticati; quando poi agli Stati  Uniti  e
all'Unione  Sovietica  si sono unite anche Francia,  Gran  Bretagna  e
Cina, tutte insieme sono arrivate a detenere un potenziale complessivo
equivalente a quattro tonnellate di dinamite per ogni essere umano.

     L'"equilibrio del terrore", che si  cos determinato,  ha  agito
come  deterrente per lo scoppio di una guerra di portata mondiale,  ma
non  ha  impedito  che si verificassero numerosi conflitti  locali  di
varia  portata: dal 1945 ai giorni nostri ci sono stati circa trecento
scontri  armati  classificabili come guerre, quasi sempre  nelle  aree
povere,   che  hanno  provocato  milioni  di  morti.  Poco  ha   fatto
l'organizzazione delle nazioni unite, sorta nel 1945 per mantenere  la
pace  e  promuovere  l'autodeterminazione  dei  popoli,  ma  di  fatto
egemonizzata anch'essa dalle due superpotenze.
     
     Negli  stati  del blocco cosiddetto "occidentale",  politicamente
caratterizzati dalla democrazia parlamentare e basati sull'economia di
mercato,   si   sono   verificate  trasformazioni   economiche,   che,
accompagnate  da  una progressiva maturazione politico-sociale,  hanno
generalmente   consentito   una   evoluzione   lineare   delle   forme
istituzionali  ed  un'alternanza  di  governo  tra  forze  moderate  e
progressiste.
     
     All'interno del mondo socialista i paesi sono stati tenuti  sotto
rigido  controllo dall'Unione Sovietica, che ha impedito con la  forza
ogni tentativo di via nazionale al socialismo. Gli stessi mutamenti in
senso  liberale che sembravano realizzarsi in URSS dopo  la  morte  di
Stalin  sono  stati vanificati dal sovrastante apparato burocratico  e
conservatore  del  partito,  ostile a qualunque  forma  di  dialettica
interna  ed  esterna. Il blocco sovietico si  dunque  contraddistinto
per la forzata compattezza e per l'immobilismo politico.
     
     p 164 .
     
     Trasformazioni rivoluzionarie sono invece avvenute in Asia  e  in
Africa,  dove  le  colonie si sono rese ad una  ad  una  indipendenti,
approfittando dell'indebolimento postbellico delle potenze  coloniali.
Raggiunta  mediante lunghe battaglie o conseguita attraverso  accordi,
la  sospirata  indipendenza  non ha per coinciso  con  una  piena  ed
effettiva  autonomia, a causa dei pesanti condizionamenti economici  e
politici  esercitati  dagli  ex  colonizzatori  o  da  una  delle  due
superpotenze. In molti casi poi, la delimitazione di incerti  confini,
spesso    ricalcati   su   quelli   arbitrariamente   tracciati    dai
colonizzatori,  unita all'arretratezza delle strutture  economiche  ed
amministrative,  ha  scatenato  durissimi  conflitti   interetnici   e
sanguinose guerre civili.
     
     Mentre  l'Asia  e  l'Africa  si  stavano  liberando  dal  dominio
coloniale,  in  Europa, in America settentrionale  e  in  Giappone  si
verificava  una  prodigiosa  crescita  produttiva,  favorita  da   una
rilevante disponibilit di capitali, fonti di energia, materie prime e
manodopera  a  basso  costo,  e da vari fattori  che  hanno  provocato
l'espansione dei mercati interni e internazionali. Impulso decisivo  e
simbolo  stesso  dello  sviluppo  stato  lo  straordinario  progresso
scientifico  e  tecnologico, che non solo  ha  incentivato  l'attivit
produttiva,  ma  ha anche contribuito al generale miglioramento  delle
condizioni  di  vita. Da tutto ci  rimasto escluso il  Terzo  mondo,
ossia  i tre quarti della popolazione mondiale, costretto a vivere  in
condizioni di permanente arretratezza.
     
     Tra  la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, la caduta
del muro di Berlino, il crollo dell'impero sovietico e la dissoluzione
della  stessa URSS hanno determinato la fine del bipolarismo; ha  cos
avuto termine la divisione del mondo in due blocchi contrapposti. Sono
per  rimasti, e in certe zone aumentati, i conflitti interetnici,  le
rivendicazioni  territoriali,  i disegni  egemonici  degli  stati  pi
forti,  le  contese commerciali, le rivalit finanziarie. La scomparsa
dell'antico confine tra Est ed Ovest, tra le democrazie liberali  e  i
paesi  comunisti, non ha dunque eliminato ma moltiplicato  i  confini.
Solo  la  linea  di separazione tra i paesi poveri e quelli  ricchi  
rimasta  sostanzialmente immutata, anzi  stata  approfondita  da  uno
sviluppo  economico  squilibrato e sempre  pi  fondato  su  un'iniqua
distribuzione delle risorse mondiali.
